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e-comm-e-bbell-parigi

E COMM'E' BBELL' PARIGI.
No ma veramente.

 
 
(però non ti credere che l'espressione napulegna e comm'è bbell' parigi si riferisce alla bellezza della capitale francese.
 
essa è tradizionalmente un commento rassegnato alle tarantelle, esclamato spessamente all'ombra del vesuvio.
 
più nello specifico, sottolineava un bucchino di guaio abbastanza diffuso nel cinquecento, la sifilide.
 
all'epoca si pensava che la sifilide fosse stata importata dai soldati francesi, che si andavano azzuppando le prostitute nostrane.
e quindi quando uno ti diceva che era andato a parigi, tante volte significava che s'era abbuscato il mal francese - così come quando oggi uno dice azz sì jut ngopp 'a neve, che sta a indicare na tirata di gesso.
 
io però ci so stato veramente a parigi.
e niente sifilide.
e parigi è bella ovèr.
 
lo diceva anche stendhal, che la accomunava a londra e napoli - io aggiungerei pure istanbul.
 
solo che istanbul è intrisa di religione. 
napoli se ne cade di superstizione. 
e a londra si vive troppo co l'affanno per la scalata sociale.)
 
 
(fratè.
affinale le mie so solo osservazioni di esperienze fugaci, di pochi giorni camminati ventiquattrore su ventiquattro.
quindi non te la pigliare.
 
e comunque possono valere quanto quelle di un piscione che s'è fatto un semestre d'erasmus e va dicendo che ha girato il mondo e quando va fuori prova solo la marinara, che quello dalla marinara si valuta na pizzeria.
quello che dice guarda io ci ho vissuto ben tre mesi a parigi e guarda che non è così.
ah ok.
 
ma c m n fott a mme.
 
magari certuni hanno un occhio e na sensibilità per carpire subito le sfumature, che altri ci mettono gli anni e manco capisc'n nucazz.)
 
 
(allo stesso modo il discorso sulla pericolosità di una città.
 
al di là delle statistiche sugli scippi - che spesso lasciano il tempo che trovano, perché in alcune città tipo napoli non ci sta manco più la voglia di andare a denunciare uno scippo.
dicevo, al di là delle statistiche sugli scippi, certe valutazioni dipendono anche dal contesto in cui solitamente vivi o hai vissuto.
uno di siena magari pensarrà che parigi è na giungla.
uno del conocal probabilmente ti dirà che parigi è un ospizio.)
 
ma comunque.
 
parigi pare bella da na prospettiva laica e da una bizzuoca.
da una sentimentale e da una zuzzosa.
e sembra colorata come il sud del mondo.
 
parigi tiene il miele per abbonati, e i souvenir sgamati.
ma pure la cultura bohemienne, e la scioltezza sessuale dei paesi dell'est.
 
è allo stesso tempo civile e rispettosa del quieto vivere altrui.
le rivendicazioni nel quotidiano sono sempre gentili, ma decise.
 
questo perché forse c'è ancora fiducia nelle istituzioni e nei ruoli - probabilmente a causa del fatto che non hanno subito la uallera in testa per millenni come noi, che preferiamo affidarci a san gennaro piuttosto che a un consiglio comunale.
 
i parigini sanno chi sono e da dove vengono, motivo per il quale a volte te lo fanno pesare co na spocchia che in verità manco mi dispiace.
carmelo bene era un madonna di spocchioso, così come jaco pastorius.
embè.
 
la gente sembra poco rissosa, ed essi non si aggirano torvi come se stessero studiando un piano per entrare in una banca dalle fogne.
 
un pomeriggio vidi tre ragazzi di colore, vestiti come degli sciancati, buttati sulla scalinata dell'operà.
armeggiavano con fare losco.
affinale stavano scambiandosi figurine magic.
 
 
i francesi sanno bere, mangiare, fumare.
la loro tradizione eno-gastronomica fa paura - a differenza di berlino o londra dove la vera cucina tradizionale potrebbe essere tranquillamente il thailandese.
 
è na via di mezzo tra la precisione nord-europea e la vitalità ispanica.
 
la gente parea, ma la pensilina del pullman segna sempre tra quanti minuti arriverà il pullmànt.
la metro è un pescimmano - questo è lo slogan impresso sui biglietti e gli abbonamenti.
 
i clochard adorano girare co lo stereo ngopp 'a spalla.
ci sta un personaggione vestito da pirata a la bastille che balla pure sui pezzi di sting.
bell e buono na pietra color ebano si alza da un tavolino e si mette a danzare accanto a lui, spargendo un attimo un attimo peli di fessa ovunque.
 
non ti dico poi i salseri sul lungosenna.
cioè pigliano un impiantino, lo posizionano su na riva, e si mettono a sfregarsi le pubenda nella più assoluta scioltezza e disinvoltura.
 
tutto sembra più checazzo e meno cuozzo.
cioè non è quella parianza sfrenata e scostumata che inizi a impennare a tre su un chiocciola spremendo il clacson e arronzando le vecchie.
e non è neppure quel divertimento controllato come sta nei paesi scandinavi, dove sembra sempre che ti dicono ok dai, ora puoi divertirti, ti guardo, ora puoi, è lo spacco, divertiti, vai, fammi vede'.
 
tiene tutto.
stradine e boulevard, piazze enormi e angoletti nascosti.
villette sgarrupate e palazzi reali.
murales e stencil.
ferriate smaltate e cornicioni intonacati.
 
io alloggiavo vicino al sacro cuore, a montmartre.
mi so spinto a est, a belleville, fino al cimitero del pere-lachaise - dove è sepolto jim morrison, che funziona come la gioconda per il louvre.
 
poi ho visto il quartiere latino - dove ci sta il greco che fa certe crepes che urlano di colesterolo, e pure le piano vache, un localino sporco che serve pastis.
infine il centro-centro, dove ci sta un palazzo occupato che è diventato dimora, laboratorio e showroom di artisti, il 59 rivoli.
e un po' a ovest, passeggiando sui campi elisi verso l'arco di trionfo.
 
embè, m'agg' arricreato.
 
si, ok.
è vero.
non ci sono solo cose belle nell'area metropolitana più visitata al mondo.
 
mo parlo di quello che non m'è piaciuto.
ecco qua.
 
 
odio quella erre rascata, ma solo perché solo loro la sanno fare.
 
 
e la gioconda.
 
ogni anno si abbuscano tredici euro a biglietto per nove milioni di visitatori - non lo so quanto fa, ma è na barca di soldi.
 
quello è pure vero che alla fine dai na centeuro a leonardo, venti-trenta carte a ogni scultore esposto, na busta di nocelle a giotto, e quindi sparti ricchezza e addiventa povertà.
 
però potrebbero investire duecento bombe, e comprarne tutti cartoni e rolli di scotch.
e incartare la gioconda, e mandarla in qualche museo di provincia dove sta solo lei e altri tre-quattro quadretti di pittori sordomuti del tardo seicento.
in modo che tutti quei giapponesi e quegli ottusi che vanno in francia solo perché si so visti il codice da vinci e il fantastico mondo di amelì, a quel punto andrebbero tutti a vedersi la gioconda a bordeaux, a nantes, a purchiano, c n sacc, e quindi li chiudi in questo piccolo museo, e mentre si fanno i selfi, tu gli blocchi le uscite, e li fai sparare da un mitra che esce dalla bocca della monnalisa.
 
no per qualcosa, ma c'hann rutt ocazz.
mo pure nei musei.
 
per dire, ti vuoi vedere amore e psiche di canova da vicino, e però devi aspettare che quel madonna di giappo-cinese si sistemi il capello e la cammisa per farsi la foto co la statua alle spalle.
 
e si fa na foto, e non va bene.
e si fa n'altra foto, e non gli piace.
e si fa la terza foto, e nemmanco.
 
ma è nommale fratè, t' può ffà tutt 'e fotografie c vvuò tu, sei giappo-cinese, mica sei marlon brando.
(che poi esistono pure giappo-cinesi carini, e si chiamano mulatte.)
 
ma comunque, basta co sti selfi pure nei musei.
 
na volta i musei erano posti per uallarosi co la piorrea, non c'era niente di bello nel dire che si era stati in un museo, gli amici ti dicevano ma comm'eeè, tu invece 'e je a chiavà t' ne vai 'rint a nu museo, ma parocazz.
 
e invece oggi ci si immortalerebbe co n'autoscatto pure co lo sfondo di uno che sta sciordando alle tue spalle.
(no abbuò, ho sbagliato esempio, sto selfi me lo farei pure io.)
 
sti fottuti selfomani stanno ovunque, so come quelli degli abbracci aggratis, sti bastardi di free hugs so onnipresenti, sembrano gli zombi di thriller di maicol gecson, ma fateci stare tranquilli nella nostra sociopatia, non vogliamo abbracciare a nessuno, non ci interessa niente.
(che poi stu free hugs è tenuto in piedi solo dai rattusi che lo fanno esclusivamente per pigliarsi i passaggi sulle femmine.)
 
ma comunque, ritornando all'arte.
alla gioconda ho preferito sant'anna, la vergine e il bambino - sempre di leonardo - quadro mitologico che si cacavano in sei.
tra l'altro nasconde pure na serie di aneddoti interessanti.
 
per esempio sigmund freud studiò sto quadro, e elaborò na teoria delle sue, e cioé che nella veste di maria ci fosse disegnato un avvoltoio stilizzato, che ncap a lui significava omosessualità passiva - sosteneva questo anche in riferimento a un racconto di leonardo nel codice atlantico, dove il genio diceva che na notte aveva sognato un avvoltoio che gli infilava la coda in bocca, e gliela sbatteva all'interno delle gote.
 
a questo punto freud metteva in mezzo pure i geroglifici egizi, nei quali la figura materna veniva solitamente rappresentata co un avvoltoio.
e allò oilloc.
avvoltoio uguale madre, coda in bocca uguale chionz, leonardo uguale recchione.
 
tutto tornava, tanto che freud arrivò a dire a un amico che sto saggio su leonardo era l'unica cosa buona che aveva fatto nella sua vita.
 
peccato che il traduttore tedesco del codice atlantico aveva trasformato per errore la parola nibbio in avvoltoio.
e quindi leonardo parlava di un nibbio, no di un avvoltoio.
e quindi freud s'era compiaciuto di un'analisi dove già la prima parola era sbagliata.
povero sigismondo.
 
 
ma comunque.
al louvre ho preferito il museo d'orsay, dove ci sono tesori come le fotografie di heinrich kuhn, le caricature di honoré daumier, quel bricconcello di gerome, l'incontro di fausto e margherita di james tissot, la femme a l'orchidee di edgar maxence, il ritratto di giovane uomo di louis welden hawkins, e pure severine, sempre di hawkins.
 
so stato pure a na temporanea di klimt alla pinacotheque.
na mezza truffa, quattordici euro per vedere, oltre alla giuditta che merita, un paio di riproduzioni, qualche opera del fratello ernst, qualcosa di schiele, e na decina di scartiloffisti di antignano.
 
 
 
a notredame invece so entrato e uscito.
già le chiese non mi entusiasmano assai, ma notre dame all'interno mi sembra fin troppo cupa, tipo che bell e buono da dietro a na colonna esce un prete vestito da umbertobossi coll'impermeabile e mi vuole vendere tre paia di calzini.
 
 
ah.
momento romantico sgamato.
mi so sdraiato nterr alla tour eiffel, il monumento a pagamento più visitato nel mondo.
quindici euro per l'ascensore, che da altre parti si paga massimo venti centesimi.
e intimeno ti vanno cercando cinque euro pure solo per salire le scale a piedi.
 
so settemila miliardi di scalini.
se prima dell'ascesa hai mangiato na crepe a nutella, muori alla seconda rampa.
poi ti squagliano, e diventi un portachiavi della torre eiffel.
 
tesò, sembra di stare in paradis--scusasignore, volere tu portachiavi torre, venti portachiavi un euro.

nograzie.
 
amore, mm'è bbell cc--scusasignore, volere tu bira freda.

nograzie.
 
ammò, mm s sta bbell cc--scusasignore, volere tu sciampagna freda.
 
fratè, non ci serve niente, nograzie, no ma veramente.
 
scusasignore, chiederò scusa tutta serata, ma romperò il cazzo tutta serata.
 
 
 
carina pure la zona del canale saint-martin - dove la gente si butta a terra e beve vino, ma con più eleganza degli scippati di bellini.
 
sono molto frequentate dai gggiovani le stradine vicino rue oberkampf (dove c'è l'alimentation generale che è un locale che fa musica dal vivo, e poi in una traversa c'è il cantada II, bar goth-metal dove servono quasi un centinaio di marche d'assenzio - vi consiglio lo jade 1901, o il duplais blanche che è più morbido).
e rue de la roquette, che è na traversa di place de la bastille.
 
place de la bastille mi fa pariare a me.
 
cioè la storia dell'assalto alla bastiglia.
che gli insorti andarono a liberare i carcerati, e ne trovarono solo sette.
 
quattro falsari.
due malati di mente, fatti rinchiudere dagli stessi familiari.
e un libertino - probabilmente un omosessuale.
 
i due malati mentali, dopo la liberazione, furono portati prima in trionfo per la città, e poi rinchiusi in manicomio.
quando lessi sta cosa, stavo svenendo.
 
pensa che gli insorti, per rendere la liberazione un fatto più eroico agli occhi del popolino, s'inventarono un prigioniero più impottante.
il conte di lorges, nobile dalla barba bianca realmente esistito cento anni prima, che a quanto pare aveva assassinato un prete.
 
il conte di lorges.
l'uomo che, nelle storie o nella vita, merita di essere salvato.
ma che può essere anche il temibile nemico immaginario che deve essere sconfitto.
o il valore anacronistico da difendere, oppure la patria inventata da riconquistare.
 
il conte di lorges è la scusa per giustificare qualsiasi azione. 
quando sembri un invasato, che la gente ti vede e dice aspè titò, ma arò vai.
 
e tu dici no fratè, nun me ricere nient, teng 'o che ffà, sto andando a liberare il conte di lorges, ci vediamo ja, ma mo non facciamo che non ci vediamo più, merò che bucchina di città Parigi, sì tenesse pure 'o mare fosse na piccola Bbare, ciao.
 


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